Il Vangelo di questi giorni si apre con una parola inattesa: «Rallegrati». L’angelo la pronuncia entrando nella casa di Maria, in un momento che non ha nulla di trionfale.
Maria non sta vivendo una giornata felice, non ha certezze, anzi rimane turbata. Eppure l’invito alla gioia arriva proprio lì. Questo è il cuore del Natale. Non una gioia ingenua, non l’illusione che tutto vada bene, ma una gioia più profonda e più resistente: «Il Signore è con te». La gioia cristiana non nasce dalle circostanze favorevoli, ma da una presenza. Dio non promette a Maria una vita semplice; le promette di non lasciarla sola. In questi giorni le notizie di nuovi attacchi terroristici ci ricordano quanto il mondo sia fragile. Tornano a riaffacciarsi paure antiche, tensioni religiose strumentalizzate, violenze che colpiscono innocenti e rischiano di avvelenare la convivenza tra i
popoli. Sarebbe facile reagire chiudendosi, contrapponendo identità, alimentando sospetti.
Il Vangelo, invece, ci porta altrove. «Rallegrati» non significa ignorare il male, ma non lasciargli l’ultima parola. Significa credere che Dio continua a entrare nella storia non attraverso la
forza, ma attraverso la fragilità; non imponendosi, ma facendosi vicino. Il Figlio che nasce da Maria non risponde alla violenza con altra violenza, ma con la scelta ostinata della pace.
Il Natale ci ricorda che Dio non sta lontano dai drammi del mondo: li attraversa. Si fa uomo proprio mentre la storia è inquieta, mentre l’umanità è divisa, mentre la paura sembra più forte della fiducia. Ed è lì che dice ancora: «Rallegrati».
L’augurio che ci scambiamo non è dunque quello di giorni facili, ma di cuori abitati.
Che nelle nostre famiglie, nelle nostre Comunità, nelle nostre Città non venga meno questa certezza semplice e decisiva: Dio è con noi. E finché Lui è con noi, la gioia resta possibile.
Buon Natale, allora: la gioia di chi sa di non essere solo.
