Con la prima Domenica di Quaresima la Chiesa ambrosiana entra nel tempo dei quaranta giorni che conducono alla Pasqua.
La preghiera è il primo grande invito di questo tempo. Non si tratta di aggiungere pratiche, ma di rimettere Dio al centro delle giornate. Per chi può, la Messa quotidiana è una grande opportunità: celebrare l’Eucarestia significa lasciarsi educare alla fedeltà, permettere a Dio di entrare nella trama ordinaria della vita. In modo particolare, nel tempo quaresimale il venerdì assume un rilievo speciale. La Via Crucis non è una devozione accessoria, ma un cammino che ci fa sostare davanti alla passione del Signore e ci educa a riconoscere la croce presente nella nostra storia e in quella degli altri.
Il digiuno non va ridotto a semplice penitenza. È una scelta di libertà. Digiunare significa imparare che non tutto ciò che riempie sazia e che la vita non si gioca sull’accumulo. Nel digiuno facciamo spazio: spazio a Dio, spazio agli altri, spazio a ciò che conta davvero. Digiuniamo dal cibo, ma anche dalle parole inutili, dalle reazioni istintive, dal superfluo che appesantisce il cuore.
La carità è il segno che rende autentico tutto il cammino. Senza attenzione concreta a chi è nel bisogno, la Quaresima resterebbe incompleta. Non si tratta solo di fare qualcosa, ma di diventare più attenti: accorgerci di chi ci vive accanto, di chi porta fatiche nascoste, di chi attende uno sguardo, una presenza, una parola buona.
La Quaresima non chiede gesti straordinari, ma passi possibili. È un tempo favorevole, consegnato alla libertà di ciascuno e vissuto dentro una comunità. Camminando verso la Pasqua, lasciamoci ricondurre all’essenziale, perché alla fine di questo tempo non ci sia solo una festa da celebrare, ma una vita un po’ più libera, una fede più vera, una comunità più attenta. Buon cammino!!
