C’è un’immagine che attraversa il Vangelo della seconda domenica di Pasqua, detta anche in Albis: una porta chiusa. Ed è proprio lì, dentro quella stanza serrata, che accade l’impensabile: Gesù viene e sta in mezzo. Non forza le porte, non rimprovera, non accusa. La sua prima parola è disarmante: «Pace a voi».
Non è una pace superficiale, ma quella che nasce dal perdono e dalla riconciliazione. Per questo subito mostra le mani e il fianco: le ferite non sono scomparse, ma sono diventate segni d’amore. È come se il Risorto dicesse che anche le nostre ferite, attraversate con Lui, possono diventare luogo di vita nuova.
Subito dopo, Gesù compie un gesto decisivo: soffia sui discepoli e dona loro lo Spirito Santo, affidando il potere di rimettere i peccati. È il cuore della fede cristiana: Dio non si stanca di perdonare. Questa pagina evangelica illumina in modo particolare la Domenica della Misericordia, legata alla testimonianza di Santa Faustina Kowalska e istituita da san Giovanni Paolo II. Una domenica che ci ricorda che la misericordia non è un’idea, ma una forza concreta che rialza, ricrea, ridona speranza.
In questo cammino si inserisce anche la figura di Tommaso. In lui possiamo riconoscerci: anche noi attraversiamo momenti di fatica, di distanza, di ricerca.
Ma il Vangelo ci rassicura: il Signore non si stanca di venirci incontro, anche quando restiamo indietro.
Questa domenica è anche profondamente battesimale. Nei primi secoli, i neobattezzati deponevano le vesti bianche ricevute nella Veglia pasquale proprio in questo giorno, da cui
il nome in albis. È un invito per tutti a rinnovare la consapevolezza di appartenere a Cristo: il Battesimo non è un ricordo lontano, ma una sorgente viva che continua ad alimentare la nostra esistenza.
Nella vita concreta della Comunità, questo si traduce in segni visibili. Questo sabato sera alle 18.30 una ventina di adulti riceverà il sacramento della Confermazione. È un segno forte: lo Spirito Santo continua ad operare oggi, chiamando persone adulte a una fede più consapevole e matura. Il soffio del Risorto non appartiene al passato, ma attraversa ancora la Chiesa e la rende viva.
Inoltre, durante la Messa domenicale delle 10, i Ministranti più grandi (cerimonieri) riceveranno l’abito del servizio: un gesto semplice ma eloquente, che esprime la disponibilità a mettersi a servizio sull’esempio di Gesù. Non si tratta solo di un ruolo liturgico, ma di uno stile di vita che chiede di crescere nella responsabilità e nella dedizione.
Ecco la missione affidata ai discepoli di ieri e di oggi: diventare testimoni di misericordia.
Perché la Pasqua non è finita: continua ogni volta che una porta si riapre, che una ferita si trasforma, che un cuore torna a credere.
