Il Pastore che dà la vita: vocazione, dono, responsabilità

Nella domenica dedicata alla preghiera per le vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata, il Vangelo ci consegna una delle immagini più intense e consolanti di Gesù: «Io sono il buon pastore». Non è solo una definizione, ma una rivelazione profonda del modo in cui Dio guarda e ama ciascuno di noi.

Il buon pastore non si limita a guidare il gregge: lo conosce, lo chiama, lo custodisce. Soprattutto, “dà la propria vita per le pecore”. In queste parole si racchiude il cuore di ogni vocazione nella Chiesa: non un ruolo, non una funzione, ma un dono totale di sé. In un tempo in cui spesso prevale la logica del calcolo, dell’interesse personale e della sicurezza, Gesù si presenta come colui che non fugge davanti al pericolo, come il mercenario, ma resta, si espone, si dona.

È questa la misura alta della vita cristiana, ed è questa la radice di ogni vocazione autentica: una risposta d’amore a un amore che viene prima.

La Giornata per le vocazioni non riguarda solo “qualcuno”, ma interpella tutti. Certamente chiediamo al Signore il dono di nuovi sacerdoti e di uomini e donne consacrati, capaci di testimoniare con la vita la bellezza del Vangelo. Ma allo stesso tempo siamo chiamati a riscoprire che ogni battezzato ha una vocazione: essere segno concreto della presenza del buon pastore nel mondo.

Per questo, come comunità, siamo invitati anzitutto a pregare.

Pregare perché il Signore continui a chiamare.

Pregare perché i giovani abbiano il coraggio di ascoltare.

Pregare perché nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie si crei un clima favorevole, dove la domanda sulla propria vita non venga soffocata, ma accompagnata.

Don Norberto

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