Quando la Fede smette di essere una teoria

Come gruppo Ado abbiamo vissuto tre giorni di pellegrinaggio tra Padova e Venezia, immergendoci in alcuni dei luoghi centrali della nostra vita cristiana. Venezia e Padova non sono solo città d’arte; sono crocevia di culture, punti d’incontro tra Occidente e Oriente.

Abbiamo ammirato questa contaminazione nello splendore della Basilica di San Marco, dove l’arte bizantina trasforma le pareti in una catechesi luminosa e vibrante. A Padova, se la Basilica del Santo ci ha accolti con la sua maestosità, è alla Cappella degli Scrovegni che è successo qualcosa di speciale. Non voglio raccontarvi l’arte di Giotto per quella basta una ricerca su Google ma la reazione dei ragazzi.

Ho visto sguardi persi nella meraviglia, occhi che correvano veloci per catturare ogni dettaglio, domande nate da una curiosità sincera. Ho visto il desiderio di immergersi in una fede che, secoli fa, è stata così intensa da sentire il bisogno di farsi colore sulle pareti. Spesso mi chiedono: ‘Ma vale la pena farsi carico di un gruppo di adolescenti per un viaggio così impegnativo?’.

La risposta è in quei telefoni lasciati in tasca non per obbligo, ma per scelta. È nel vederli ascoltare, guardare e cercare la propria strada attraverso la bellezza. Queste esperienze portano i ragazzi a un livello di condivisione della vita e della fede che difficilmente si raggiunge tra le mura di una sala d’Oratorio. Sì, vale la pena imbarcarsi in queste avventure, perché è lì che la loro fede smette di essere una teoria e inizia a diventare uno sguardo nuovo sul mondo.

Ora lascio la testimonianza di due adolescenti che hanno voluto raccontare il loro punto di vista. Prima di partire per il pellegrinaggio ero tranquilla: sapevo che avrei passato tre giorni con persone che mi vogliono bene e con cui mi sento davvero me stessa. Se penso a quei giorni, l’immagine che mi rimane più impressa è la cupola della Basilica del Santo: enorme, luminosa, quasi capace di raccogliere tutti sotto di sé. L’ho fissata a lungo, perché la sua grandezza mi ricordava quanto io sia piccola davanti a Dio, e allo stesso tempo quanto Lui riesca ad abbracciare tutto.

In questi giorni ho vissuto il gruppo in modo diverso: abbiamo visitato luoghi che trasmettevano pace, e quei momenti di silenzio mi hanno aiutata a fermarmi e a riflettere su di me. Ho passato tempo con gli amici di sempre, ma ho anche approfondito amicizie che prima erano più leggere, scoprendo quanto sia bello sentirsi parte di qualcosa di più grande. Di questo pellegrinaggio mi porto a casa i momenti semplici ma veri: le risate, le camminate, gli sguardi, gli spunti di riflessione.

Credo che un’esperienza così ti apra davvero: ti avvicina alla fede, ma anche agli altri ragazzi, che possono offrirti sostegno, leggerezza e quella felicità spontanea che nasce quando stai bene insieme. Io personalmente mi sono divertita molto, e sono grata di aver vissuto tutto questo.

A cura di Chiara Morri e Matteo Asta

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