Il 18 aprile, noi ragazzi del gruppo Preado di prima media abbiamo vissuto insieme ad altri coetanei degli oratori di Rho ilnostro “primo” pellegrinaggio, ripercorrendo i passi di san Giovanni Bosco, alla scoperta dei luoghi in cui è nato, cresciuto e ha realizzato il progetto di vita che la Vergine Maria gli aveva rivelato in sogno a soli nove anni.
Il pellegrinaggio si è articolato in due momenti. Al mattino, ci siamo recati al “Colle don Bosco” e abbiamo visto con i nostri occhi dove Giovannino nacque, giocò, lavorò e ascoltò la voce di Dio. Qui mosse infatti i suoi primi passi insieme alla tanto amata mamma Margherita, che lo avrebbe seguito anche da grande nella sua vocazione di farsi vicino ai giovani.
Durante la visita, vedendo la sua casa, abbiamo provato a immedesimarci nel piccolo Giovanni che, orfano di padre a soli due anni, fu obbligato ancora bambino a lavorare nei campi e costretto a lasciare a soli undici anni la casa materna per sfuggire ai maltrattamenti del fratello maggiore, il quale non voleva che studiasse. Siamo rimasti colpiti in particolare dal fatto che Giovannino, lontano da casa, avrebbe imparato tanti mestieri diversi che, una volta diventato grande, gli avrebbero permesso di insegnare ai giovani orfanelli un lavoro con cui essere “bravi cittadini e buoni cristiani”.
Dopo aver sostato in preghiera davanti alla reliquia di san Giovanni Bosco, siamo rimasti molto colpiti dal grande crocefisso di legno collocato nella cosiddetta basilica superiore, la cui struttura, anch’essa di legno, sembra il ventre di una balena. Che l’architetto avesse voluto richiamare il brano biblico di Giona? Oppure, come ci è stato detto, l’arca di Noè? Fatto sta che ci siamo sentiti accolti e abbracciati.
Prima di proseguire il nostro pellegrinaggio verso Torino, abbiamo scattato una foto davanti al “Pilone”, una piccola cappella votiva eretta sul pratone, dove Giovannino ebbe a nove anni il sogno profetico sulla sua futura missione.
Nel pomeriggio, ci siamo trasferiti a “Valdocco” dove abbiamovisitato la “Casa di don Bosco”: il primo oratorio della storia. Qui, accompagnati da don Mike del Canada, abbiamo scoperto come e dove è nata l’opera salesiana. Qui, abbiamo toccato con mano i luoghi dove don Bosco e sua mamma Margherita hanno accolto i primi ragazzi di strada.
Don Mike ci ha condotto per le stanze di don Bosco, ci ha raccontato alcuni aneddoti (ad esempio, il rito della “buona nanna” di don Bosco) e ci ha avvisati della possibile presenza di un cane, un incrocio tra un grosso cane da guardia e un lupo, dettoil “Grigio”, di cui non dovevamo avere paura perché, nonostante l’aspetto, era inoffensivo. Il Grigio non si è fatto vedere ma siamo certi che ci abbia accompagnato di nascosto per tutto il tempo, così come soleva fare con don Bosco che aveva protetto in alcuni momenti di grave pericolo.
Dopo aver salutato don Mike, abbiamo visitato la Basilica di Maria Ausiliatrice, edificata da don Bosco su volere della Vergine Maria che gli era apparsa in sogno poco prima che si trasferisse a Valdocco: “Hic domus mea, inde gloria mea”, così gli era apparso nel sogno. Don Bosco diceva infatti che “è la Madonna che vuole la chiesa”. All’interno del santuario abbiamo sostato in preghiera davanti all’Altare di San Giovanni Bosco, dove riposano le sue spoglie.
La giornata non poteva che concludersi con il gioco nel cortile dell’oratorio e con una bella fotografia di gruppo davanti alla statua di Don Bosco.
È stato un vero cammino, sulle orme di un grande santo, che tanto ancora ha da dire a noi giovani che, tra risate e chiacchiere, con gioia e allegria, lo abbiamo incontrato.
A cura di Sabrina Pessina


