“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo…” (At 2,1).
C’è qualcosa di profondamente umano e attuale nella scena della Pentecoste. I discepoli sono chiusi insieme, impauriti, disorientati. Hanno conosciuto Gesù, hanno visto la Pasqua, ma ancora non trovano la forza per ripartire. E allora accade qualcosa di inatteso: un vento impetuoso, lingue come di fuoco, parole nuove. Lo Spirito Santo irrompe nella loro vita e trasforma uomini bloccati in testimoni coraggiosi.
La cosa più sorprendente non è il miracolo del parlare lingue diverse, ma il fatto che ciascuno ascolta nella propria lingua. Il miracolo della Pentecoste non cancella le differenze: le attraversa. Non uniforma, ma unisce. Lo Spirito non costruisce una comunità fatta di persone tutte uguali; crea una Chiesa dove ciascuno, con la propria storia, sensibilità e dono, può sentirsi raggiunto e coinvolto.
San Paolo lo ricorda con forza: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito”. Nessuno è inutile. Nessuno è di troppo. Ognuno ha qualcosa da mettere a servizio del bene comune. Una comunità cristiana viva nasce quando ciascuno smette di domandarsi: “Cosa fanno gli altri?” e comincia a chiedersi: “Quale dono posso offrire io?”
E il Vangelo aggiunge una promessa preziosa di Gesù: “Non vi lascerò orfani”. È forse una delle paure più profonde del nostro tempo: sentirsi soli, senza riferimenti, senza qualcuno che accompagni davvero il cammino della vita. Gesù promette il Paraclito, lo Spirito Consolatore, presenza discreta ma reale di Dio dentro le pieghe dell’esistenza. Non toglie le fatiche, ma impedisce che siamo soli nell’attraversarle.
Quest’anno la Pentecoste si intreccia anche con la festa di Maria Ausiliatrice. Non è un caso. Maria è presente nel cenacolo insieme agli apostoli, in attesa dello Spirito. Non è protagonista appariscente, ma presenza materna che custodisce, incoraggia, tiene unita la comunità. È la Madre che insegna ad attendere Dio senza scoraggiarsi.
Per la nostra comunità, la festa di Maria Ausiliatrice richiama anche una memoria concreta e riconoscente: la presenza, per tanti anni, delle Suore Salesiane. Quante generazioni di bambini, ragazzi e famiglie hanno incontrato, attraverso di loro, uno stile educativo fatto di attenzione e dedizione. Hanno seminato bene, accompagnando percorsi di crescita umana e cristiana, con quello spirito salesiano che sa educare attraverso la fiducia, la gioia e la presenza. La stessa attenzione educativa che ancora è operante nella nostra Scuola San Carlo e San Michele. Buona festa di Pentecoste!!
