Con questo numero di Passaparola arriviamo alla pausa estiva. Ci rivedremo a settembre, con il desiderio di riprendere il cammino insieme, forse un po’ riposati, magari con qualche domanda nuova nel cuore, certamente con nuove storie da condividere.
Ma l’estate non è un tempo vuoto. Non è una parentesi da riempire semplicemente “quando non c’è altro”. La tradizione cristiana non ha mai pensato il riposo come evasione, ma come un tempo umano e spirituale prezioso: un tempo fecondo.
Le letture di questa domenica sembrano quasi consegnarci una piccola bussola per vivere bene i mesi estivi.
Il Siracide ci ricorda anzitutto chi siamo: creature amate, plasmate dalla terra eppure rivestite di qualcosa di grande. Dio ci ha dato occhi, orecchi, lingua, cuore per pensare; ci ha consegnato discernimento, intelligenza, capacità di bene.
Soprattutto, ci ha affidato una responsabilità: «a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo».
L’estate può essere il tempo per tornare a vedere meglio: noi stessi, gli altri, la bellezza del creato, i legami che spesso durante l’anno rischiano di consumarsi nella fretta. Il salmo canta un mondo abitato dalla cura di Dio: sorgenti, montagne, erba che cresce, pane che nasce alla terra. C’è una sapienza del ritmo, della lentezza, della contemplazione che forse abbiamo dimenticato. Riposarsi non significa smettere di vivere, ma imparare a vivere meglio. A volte basta una passeggiata, un tramonto guardato senza fretta, una conversazione vera, una preghiera meno distratta.
In questi mesi estivi può farci compagnia anche la recente enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, che invita a custodire tutto ciò che rende autenticamente umano il vivere: il dialogo, l’ascolto reciproco, il valore degli incontri, la capacità di abitare relazioni vere. In un tempo che rischia di renderci sempre connessi ma poco presenti, l’estate può diventare occasione per ritrovare la qualità delle relazioni: in famiglia, tra amici, nelle comunità, persino con chi normalmente teniamo a distanza.
Il Vangelo, infatti, alza l’asticella in modo sorprendente: non basta amare chi ci ama. Gesù invita ad amare perfino il nemico, a salutare anche chi non appartiene al nostro giro, a fare qualcosa di “straordinario”. Forse, in concreto, significa lasciar
cadere qualche rancore, riallacciare un rapporto interrotto, trovare il tempo per un incontro rimandato da troppo tempo, imparare ad ascoltare davvero.
San Paolo, nella lettera ai Romani, mette invece in guardia dal rischio opposto: vivere dimenticando il Creatore e finire per smarrire anche l’umano. Quando perdiamo il senso profondo delle cose, tutto si impoverisce. Anche il tempo libero può diventare
distrazione sterile. Per questo il riposo cristiano non è fuga dalla realtà, ma spazio per riconciliarsi con
ciò che conta davvero.
Auguriamo allora a tutti un’estate buona: tempo di riposo, certamente, ma anche di incontri, dialogo, amicizie ritrovate, silenzio, letture belle, preghiera semplice, gratitudine. Tempo per custodire il cuore.
Buona estate a tutti. Ci ritroveremo a settembre, pronti a riprendere insieme il cammino.
Don Norberto
